Antica Teanum
Il Territorio di Tiati-Teanum Apulum nella Daunia antica
L'insediamento di Tiati-Teanum Apulum sorgeva sulla riva destra del fiume Fortore (l'antico Frento) a 19 Km dalla sua foce ed a 4 Km a nord dell'attuale San Paolo di Civitate, in una posizione di grandissima importanza strategica.
Dai colli su cui sorgeva, Tiati dominava la valle del fiume Fortore guadabile proprio nel punto ubicato ai piedi dell'antico insediamento, in corrispondenza dell'attuale ponte dell'ex-strada statale 16 San Paolo Civitate-Serracapnola. Inoltre Tiati dominava, dall'alto del pianoro, la costa adriatica fino alle Isole Tremiti, controllando così gli accessi da nord e da ovest, nonché la pianura orientale che si estende fino alle pendici del promontorio garganico. Era quindi un punto nodale, passaggio obbligato per l'ingresso alla pianura del Tavoliere.
Su questa posizione strategica si fonda lo sviluppo e l'importanza di Tiati-Teanum Apulum nell'antichità. Tradizionalmente Tiati-Teanum Apulum è considerato un centro della Daunia; la civiltà daunia fiorì nella Puglia settentrionale dal IX al IV secolo a C., insieme alla civiltà peuceta nella Puglia centrale ed alla civiltà messapica nel Salento, in seguito all'arrivo in ondate successive di popolazioni illiriche dalla sponda opposta dell'Adriatico L'area abitata dai Dauni coincide con l'attuale provincia di Foggia, ma con estensioni nel Melfese e nella valle dell'Ofanto.
Le fonti antiche non sono tutte concordi nel definire i confini settentrionali della Daunia, in alcuni casi comprendendo nella regione la citta di Larino, nell'odierno Molise, in altri casi omettendo Tiati-Teanum Apulum, l'incertezza delle fonti è in realta da attribuirsi al movimento delle popolazioni osco-sannitiche, dalla dorsale appenninica molisana, irpina e lucana verso est, che portò ad oscillazioni della linea di confine tra Daunia e popolazioni sannitiche. Pertanto, l'area compresa tra il Biferno ed il Fortore ha presentato sempre, nel corso dello sviluppo storico, tutte le caratteristiche proprie di una zona di confine.
Cronologia delle principali scoperte
1952 - Nel corso di lavori di sistemazione della strada S. Paolo Civitate-Serracapriola, al Km 3,300, venne alla luce una tomba a camera di sec III-II a. C., che ha restituito materiale prezioso.
1968 - Scavo di una tomba di sec VI-V a. C. in loc. Mezzana da parte della Sopnntendenza Archeologica della Puglia (direzione S. Tinè)
1972 - In loc. Pezze della Chiesa, in un'area situata a circa m 400 a S-SE della "Chiesa di Civitate", fu intrapreso uno scavo da parte della Soprintendenza Archeologica della Puglia (direzione E. M. De Juliis) che mise alla luce un edificio di notevoli dimensioni, con basi di colonne dal diametro di m 1,50 con capitelli in stile corinzio
1974 - Nel corso della costruzione del bacino idrico di Marana della Difensola, vennero alla luce numerose tombe a fossa del IV secolo a.C.
1985 - In loc. Mezzana-Tratturo furono portati alla luce il pavimento e le fondazioni di un luogo di culto nel corso di uno scavo della Soprintendenza Archeologica della Puglia (direzione M. Mazzei)
1992/1993 - Indagini topografiche nel territorio comunale da parte della "Cattedra di Topografia dell'Italia antica" dell'Istituto di Archeologia dell'Università di Bologna (direzione L. Quilici, coordinamento scientifico E. Antonacci)
Settembre 1993 - In loc. Mezzana fu recuperata, da parte della locale stazione dei Carabinieri, una tomba di IV secolo a C parzialmente violata dai clandestini.
Fonti antiche, studi e ricerche
L'insediamento appare nelle fonti antiche con la duplice denominazione di Tiati/Teate e Teanum Apulum. Il nome Tiati compare sulle monete di bronzo e di argento del sec. III a. C, in Livio, quando lo storico narra che dopo la seconda guerra sannitica, nel 318/317 a. C, gli abitanti di Tiati strinsero un patto di alleanza (foedus) con Roma ed infine nella seconda edizione del Liber Coloniarum. Dalla metà del I secolo a. C. è anche attestata la forma Teanum Apulum in Cicerone, in Strabone, in Plinio e presso altri autori.
Fin dal passato Tiati-Teanum Apulum fu oggetto di interesse, a partire dal 1550 quando Leon Battista Alberti, nella sua Descrittione di tutta Italia cita Theano di Puglia, nel XVII secolo, il Clüver e l'Holste, descrissero i resti archeologici ancora visibili sul terreno; nel XVIII secolo ci fu un fiorire di studi storici ed archeologici su Teanum Apulum che ebbero come oggetto soprattutto le monete e le iscrizioni. Nonostante l'importanza storico-archeologica dell'antico insediamento di Tiati Teanum Apulum, aldilà dell'interesse di studiosi locali, negli ultimi decenni pochissimi sono stati gli interventi scientifici sul territorio, numerosi i rinvenimenti occasionali.
L'abitato di Teanum Apulum in età tardoantica
Prima delle indagini topografiche dell'Università di Bologna si possedevano esigui elementi archeologici riferibili all'età tardoantica ed altomedievale di Teanum, per cui era stato supposto da alcuni che la città fosse stata abbandonata.
Le fonti epigrafiche ricordano la munificenza nel ripristino di opere pubbliche di Flavio Uranio, primo governatore della nuova provincia del Samnium cui Teanum e Larinum, che precedentemente appartenevano alla regio II Apulia et Calabria, furono assegnate dopo il 346 d.C.
Un ulteriore riferimento letterario è in Paolino da Nola che, in un carme composto nel 397, cita gli abitanti dell'apula Teano tra i pellegrini che si recavano a Nola per venerare la tomba del martire Felice.
La città di Teanum sarà ancora ricordata, come stazione viaria della Via Litoranea, dall'Itinerario Ravennate. Il successivo silenzio delle fonti viene ora supplito dalla documentazione archeologica raccolta costituita da ceramica sigillata chiara D (secc. IV-VI d.C.), che documenta gli ininterrotti rapporti commerciali con l'Africa settentrionale dove tale tipo di ceramica veniva prodotta, da lucerne paleocristiane di tipo africano (V secolo d.C.), da ceramica tardoromana con decorazione a pettine ed a bande rosse (V-VI secolo d.C.), da anse pluricostolate di boccali del V e VI secolo.
La diffusione di tale materiale tardoantico in tutta l'area della città romana fa pensare ad una continuità di vita dell'abitato.
Anche la campagna continua ad essere abitata, come documentato dalla sigillata chiara D rinvenuta nella villa suburbana n. 2 e nella villa romana in loc. C. S.Elia, a definitiva conferma che il silenzio delle fonti non sempre prova l'abbandono di una città o del suo territorio. Nessun documento attesta che in età tardoantica Teanum fosse sede vescovile, ma ciò non esclude che lo sia stata.
Interessante è inoltre la documentazione archeologica tipica dell'età longobarda che indizia una continuità di vita anche nel VII secolo d.C. come le fibule bronzee ad anellino con i capi ripiegati.
Significativi sono inoltre due puntali di cintura, di cui uno in bronzo dorato e l'altro in semplice bronzo, Quest'ultimo, elemento che adornava la tipica cintura dell'abbigliamento maschile longobardo, sembrerebbe indicare una presenza longobarda nella città.
I Longobardi, che dal 571-572 erano a Benevento dove avevano fondato un ducato, avevano infatti esteso gradualmente la conquista verso nuove terre in Puglia.
La documentazione archeologica cessa definitivamente dopo il VII secolo d.C. e per i tre secoli successivi l'area appare disabitata, forse proprio in seguito alle guerre che si svolsero nella Puglia settentrionale tra Bizantini e Longobardi.
La città medievale di Civitate
In seguito ai continui scontri verificatisi dal VII secolo in poi tra Bizantini e Longobardi che dal ducato di Benevento reiteratamente effettuavano incursioni in Puglia, i Bizantini decisero di creare una sorta di linea fortificata con la creazione di abitati fortificati.
Da Leone Ostiense sappiamo che dal 1018 in poi il governatore bizantino, il catapano Basilio Boiohannes, costruì nel Nord della Puglia le città fortificate di Troia, Fiorentino, Dragonara e Civitate.
Quest'ultima sorse sull'altura che si protende sul vallone del Canneto, innestandosi parzialmente sulla preesistente città romana di Teanum Apulum. Qui la vita dell'abitato riprese dopo tre secoli di silenzio. L'abitato venne isolato da un fossato a semicerchio visibile in fotografia aerea e fortificato da una torre (la cosiddetta "Chiesa di Civitate") edificata per difendere il lato meridionale esterno dell'insediamento, più esposto rispetto a quello settentrionale, difeso naturalmente dal dirupo sul Fortore.
Subito dopo la fondazione di Civitate, all'esterno di essa, si cominciò a formare una borgata, incendiata dai Normanni nel corso di una battaglia che qui si svolse contro il papa Leone IX il 18 giugno 1053. Dai documenti di archivio si ha notizia dell'esistenza di una chiesa medievale denominata Chiesa di S. Nicola che nel 1059 divenne possesso dell'abbazia di S. Maria delle Tremiti. Nello stesso periodo sono documentate altre chiese tra cui quelle di S. Pietro e S. Antonino.
I documenti ci informano inoltre di un florido sviluppo di Civitate che divenne anche sede di contea e di diocesi con la successiva annessione della torre difensiva all'interno dell'abitato e la costruzione della cattedrale.
La parte inferiore della torre, ora diventata campanile della cattedrale, fu adibita a cripta funeraria, secondo quanto documentato dal Fraccacreta relativamente agli scavi eseguiti nel 1820 dal vescovo di S. Severo e Civitate, mons. Giovanni Camillo Rossi.
Le indagini topografiche dell'Università di Bologna hanno evidenziato, ad est della torre, l'esistenza di un edificio, probabilmente una delle varie chiese di Civitate e di un cimitero cristiano indiziato dalle numerosissime ossa umane affioranti in seguito alle arature.
La ricerca topografica ha confermato inoltre le notizie dei documenti circa l'espansione dell'abitato di Civitate nei secoli successivi alla sua fondazione, attraverso il rinvenimento di numerosa ceramica medievale.
Un'ampia area ha infatti restituito ceramica del XIII e XIV secolo: ceramiche invetriate da tavola verdi e soprattutto la bellissima invetriata policroma (protomaiolica pugliese). Piatti, ciotole e boccali presentano una decorazione policroma con motivi geometrici, a reticolo, con motivi vegetali e zoomorfi (uccelli, pesci, ecc.). Un altro tipo di ceramica medievale attestata è costituito dalle lucerne con corpo appiattito e stretto collo; l'argilla è rossastra o coperta da invetriatura; il becco è allungato e appuntito con ampia apertura ogivale.
Dalla fine del XIV secolo in poi la documentazione archeologica acquisita diminuisce quantitativamente in misura notevole evidenziando un graduale abbandono del sito ed un lento spostamento della popolazione verso il casale che si era formato presso il vicino monastero di S. Paolo.
Le terre abbandonate di Civitate furono così trasformate in praterie utilizzate per il pascolo delle greggi transumanti: alla metà del XV secolo Alfonso d'Aragona creò infatti la Dogana della mena delle Pecore e fu poi istituito il regio Tratturo L'Aquila-Foggia che lambiva proprio le terre di Civitate.
Lo spopolamento di Civitate determinò la soppressione della sua diocesi, aggregata alla nuova sede vescovile di San Severo. Nella bolla di traslazione della sede vescovile a San Severo (1580) infatti si legge: [...]Civitate [...] a nullis incolis habitetur ("Civitate non è popolata da alcun abitante").
Fonti
I testi qui proposti sono tratti dalla guida alla mostra "Dalla terra ai nostri occhi", curata da Elena Antonacci Sanpaolo.
Le foto sono tratte da pubblicazioni dell'Archeoclub di San Paolo di Civitate.
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