Civitate

Dalla reale fine di Teanum Apulum che, ricostruita da Traiano si chiamò Civitas Traiana e in seguito solo Civitas,  passarono molti anni  durante i quali la Civitas fu soggetta a attacchi armati e a saccheggi da parte di orde nemiche.

La sua voce tacque e, solo nel 1018 ormai sotto il dominio bizantino, la città fu ricostruita assieme ad altre ad essa vicine. 

I bizantini, infatti,  per arginare le incursioni che avvenivano per opera delle popolazioni della Longobardia minore,(Puglia e Calabria), tramite il loro legato in Capitanata Basilio Boyoannes formarono una linea di difesa fondando alcune città fortificate fra cui appunto Civitate.

La città sorse sulle rovine di Teano su una superficie di circa 7 ettari e fu circondata da robustissime mura e da un fossato scavato a semicerchio e fortificato da una torre (forse la cosiddetta Chiesa di Civitate) per difendere il lato meridionale esterno  di essa, rispetto a quello settentrionale difeso dal Fortore. 

 Aveva la forma di un quadrilatero con i lati disuguali,  con svariate porte nei muri che la circondavano ed ubicata tra i Piani di Lauria, Pezze della Chiesa e Coppa Mengoni, affacciandosi sul Fortore e sul suo affluente Staina.

Con tempo divenne ricca e importante  e, per la sua posizione geografica, nel 1059 divenne capoluogo della Capitanata nel Concilio di Melfi e  sede vescovile.

Come abbiamo visto nel capitolo III° è qui che la storia dei Normanni si intreccia a quella di Civitate e a Leone IX.

L’Imperatore Enrico III aveva donato alla Chiesa di Roma alcune città dell’Italia Meridionale  fra cui quella di Benevento che, a seguito dell’indebolimento del potere bizantino, erano diventati mira dei Normanni.

I cittadini di questi paesi, sentendosi minacciati dalle continue scorrerie di costoro che erano anche padroni della contea d’Versa, chiesero aiuto e protezione a Leone IX  che lanciò contro questo popolo una scomunica  e, per cercare di eliminarlo definitivamente dall’Italia meridionale, si recò in Germania a chiedere aiuto militare all’Imperatore Enrico III.


Avuto l’assenso tornò in Italia con un esercito composto d'avventurieri tedeschi,  preti, cavalieri  e predoni raccolti nel viaggio di ritorno.

Questo esercito era comandato da Goffredo di Lotaringia, ottimo uomo d’armi, e ciò dava fiducia al papa sull’esito vittorioso della battaglia, anche perché dal beneventano esso doveva unirsi con un altro formato da pugliesi e greci in Puglia sul fiume Fortore nei pressi di Civitate.

I Normanni, ormai cristiani come si sentivano, volevano evitare lo scontro con il Pontefice e pagare alla Chiesa un tributo ma il Papa non accettò, certo di poter vincere e, alla testa del suo esercito, forte di 8000 fanti e 700 cavalieri, scese nell’Italia meridionale.

Non essendo avvenuto il collegamento con l’esercito formato da pugliesi e greci, il Papa, nella prima decade di giugno del 1053, passò il guado del Fortore e si accampò con le truppe vicino al pozzo dove i soldati si potevano dissetare;  successivamente  sia il guado che il pozzo prenderanno il nome di San Leo.

Leone, ospite del vescovo di Civitate Rodolfo,  dalle mura della città guardava  il suo esercito  e quello nemico accampato di fronte alle milizie papali nella contrada che oggi si chiama Laso che era formato da 1000 fanti e 300 cavalieri e comandato da Umfredo d’Altavilla con gli altri principi Roberto il Guiscardo, Gualtieri di Lesina, Girardi di Buonalbergo e i conti Ugo e Rodolfo. 

Essi avevano notato che i loro soldati erano di numero inferiore a quelli del Papa per cui gli inviarono altri ambasciatori, ma Egli non volle trattare sicuro della vittoria.

Alla luce dell’alba del 18 giugno del 1053 avvenne lo scontro con l’oste papale e  i Normanni ne fecero una carneficina: molti soldati furono uccisi, altri annegarono nel fiume e la cavalleria venne annientata.

Ottenuta la vittoria  chiesero alla città la consegna del Papa ma i cittadini rifiutarono; l’assedio durò tre giorni dopo di che il Pontefice,  preceduto da una croce si consegnò ai nemici per evitare altro spargimento di sangue.

I vincitori s' inginocchiarono davanti a Lui e giurarono fedeltà e ubbidienza.

Leone IX, fu eletto papa il 12 di febbraio del 1049, ebbe un forte carattere e fu strenuo difensore della Chiesa.

Fu un restauratore dei principi morali ed ecclesiastici assieme ad uomini a lui vicini e molto a lui devoti che misero in atto quanto aveva stabilito, fra questi è necessario menzionare Ildebrando di Soana.

La Chiesa lo annovera nella lista dei Santi con il nome di San Leone Magno.

Egli fu portato prima a San Severo e in seguito a Benevento, sotto la protezione di Roberto, il Guiscardo ma, effettivamente suo prigioniero.

In quella città stette fino al 12 marzo del 1054 da dove proseguì il 3 Aprile verso il Vaticano, distrutto nel fisico e nel morale.

Morì il 19 Aprile del 1054.

Durante il suo soggiorno a Benevento tolse la scomunica ai Normanni e diede loro il riconoscimento di tutte le conquiste che avevano fatto fino allora, compreso il ducato di Puglia e Calabria,  e li qualificò protettori della Chiesa romana.

Intanto la città di Civitate, che si era arresa, venne in possesso dei vincitori i quali la diedero a Gualtiero d’Amico, già conte di Lesina che ne fece una contea che restò tale fino al 1220, quando passò sotto il dominio di Federico II di Svevia.

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