San Severo
Cenni storici su San Severo
San Severo (antico Castellum Sancti Severini, quindi San Severino, poiSansevero) è un comune di 55.861 abitanti della provincia di Foggia. Nel 1996 il Presidente della Repubblica ha confermato con apposito decreto il suo rango di "Città", acquisito nel 1580, al momento dell'istituzione della diocesi sanseverese. Dal XVI secolo lo stemma civico rappresenta san Severino abate a cavallo, con una bandiera rossa caricata della croce e la mano sinistra distesa a protezione della città (secondo la tradizione il santo patrono sarebbe apparso nel 1528, salvando San Severo da un assalto dell'esercito spagnolo). I colori ufficiali del comune sono giallo e rosso.
Oggi essenzialmente dedita al terziario e sede universitaria (ospita corsi delle facoltà di Agraria, Economia e Medicina dell'Università di Foggia), San Severo, al centro di un reticolo viario nel Tavoliere settentrionale, era una città tradizionalmente agricola; produce tutt'oggi enormi quantitativi di grano, uva e olive di qualità; il vino prodotto è riconosciuto dall'omonima denominazione di origine controllata (San Severo bianco, San Severo bianco spumante, San Severo rosso o rosato). Molto pregiato è anche l'olio di olive paranzane, fregiato di marchio DOP.
Arte e monumenti
Il centro cittadino, definito perimetralmente dalla cinta muraria intervallata da sette porte, ormai completamente smantellata, fu profondamente danneggiato dal terribile sisma del 30 luglio 1627. Pur conservando il labirintico sistema stradale medievale, il grande borgo antico, su cui si ergono imponenti alcuni caratteristici campanili, è ricco di monumenti prevalentemente barocchi, come i tanti palazzi nobiliari, i tre grandi monasteri delle Benedettine (oggi sede del Tribunale), dei Celestini (sede municipale dal 1813) e dei Francescani (sede della Biblioteca Comunale e del Museo Civico), e le scenografiche chiese di San Nicola, San Lorenzo, Santa Trinità e Santa Maria della Pietà.
La festa patronale
La festa patronale, che viene celebrata la terza domenica di maggio e il lunedì successivo in onore della Madonna del Soccorso (eletta patrona aeque principalis nel 1857) e dei santi compatroni principali, san Severino abate (il cui patronato, antico quanto la città, fu solennemente confermato da S. Pio X nel 1908) e san Severo vescovo (il cui patronato fu istituito al principio del XVIII secolo), è caratterizzata da due sontuose processioni, in cui si portano a spalla numerosi simulacri di santi, scandite dalle fragorose batterie pirotecniche, dette anche "fuochi", incendiate negli oltre venti rioni al passaggio dei sacri cortei. Le batterie, attestate a San Severo già agli inizi del Settecento, sono lunghissime micce da cui pendono innumerevoli petardi di diversa dimensione; durante il loro incendio, corrono in prossimità delle esplosioni centinaia e centinaia di fujenti del fuoco, prevalentemente ragazzi e ragazze, che sfidano il pericolo in un'adrenalinica e spettacolare gara di coraggio. Durante la festa, inoltre, ci si contende il palio delle batterie, assegnato al rione che ha allestito il migliore "fuoco" e ha addobbato con particolare cura e fantasia le proprie strade.Storia
Le origini e i primi secoli
Secondo la leggenda rinascimentale, la città fu fondata dall'eroe greco Diomede col nome di Castrum Drionis(Casteldrione), e sarebbe rimasta pagana fino al 536, quando san Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto, avrebbe imposto all'abitato il nome di un fantomatico governatore Severo, da lui convertito al cristianesimo.
San Severo sorge nell'antica Daunia, e nell'agro della città sono state rinvenute tracce di vari insediamenti neolitici. In età medievale l'area non risulta interessata da insediamenti stabili e definibili. Tra l'età longobarda e quella bizantina s’irradiò dal monastero di Cassino il monachesimo benedettino, e con esso il culto del santo apostolo del Norico Severino: sul probabile itinerario della Via Sacra Langobardorum sorse dunque una primitiva chiesetta dedicata al santo, presso cui si formò nell'XI secolo, grazie al continuo afflusso di pellegrini diretti a Monte Sant’Angelo e agli spostamenti di uomini e merci, l'odierna città, originariamente chiamata Castellum Sancti Severini.
L'agglomerato, sviluppatosi rapidamente grazie alla posizione favorevole ai commerci, assunse ben presto una notevole importanza, e fu sede di mercanti veneti, fiorentini, saraceni ed ebrei. Dapprima soggetta agli abati benedettini del monastero di San Pietro di Terra Maggiore (e nel 1116 l'abate Adenulfo vi dettò la famosa Charta Libertatis), nel 1233 si ribellò all'imperatore Federico II di Svevia che, dopo averla punita con l'abbattimento delle mura, la cedette ai Templari. Fu poi dichiarata città regia, e ospitò diversi monarchi napoletani, tra cui Giovanna I d'Angiò e Ferrante I d'Aragona.
Dal Rinascimento al 1799
Dal XIV secolo San Severo fu sede del Governatore della provincia di Capitanata e Molise, di cui era capoluogo, e del tribunale della Regia Udienza. Nel XV secolo la città batté moneta propria (un tornese su cui sono impressi un castello, una croce e le parole Santus Sever de Capitinata). Nel gennaio del 1536 vi fece visita Carlo V, che nobilitò ventiquattro famiglie cittadine e istituì l'oligarchico Regime dei Quaranta.
Nel 1579, all'apice del suo prestigio ma anche in avanzata decadenza economica, perse il rango di capoluogo, che passò a Lucera, e fu venduta al duca Gian Francesco di Sangro, che ottenne per i suoi eredi il titolo di principi di Sansevero. Fu l'inizio di una fase di declino, nonostante la promozione a sede vescovile del 1580. Il 30 luglio del 1627 un catastrofico terremoto, la cui eco superò i confini nazionali, la rase al suolo quasi completamente. La ricostruzione fu lenta, ma nel Settecento, ritornata al centro di interessi commerciali e soprattutto agricoli, la città rifiorì, dandosi fisionomia marcatamente barocca. Nel 1667 vi nacque Matteo Sassano, ossia Matteuccio, uno dei più grandi e famosi evirati cantori, soprannominato il rosignolo di Napoli.
Nel febbraio del 1799, a seguito della feroce reazione alla proclamazione della repubblica giacobina, sfociata nel fanatico massacro dei suoi fautori, le truppe francesi, comandate dai generali Duhesme e La Foret, vinsero cruentemente un arrangiato esercito popolare e saccheggiarono con terribile violenza la città. Le vittime, tra cittadini e soldati, furono circa quattrocentocinquanta.
Dall'Ottocento ai giorni nostri
Nel 1811 San Severo divenne sede di Sottoprefettura, mentre nel 1819 s’inaugurò il Teatro Comunale Real Borbone, con ricca sala all'italiana ricavata nell'antico Palazzo del Governo. Nella seconda metà del secolo fu istituita la Civica Biblioteca Ferdinandea (1858), oggi intitolata all'umanista e stampatore sanseverese Alessandro Minuziano, furono attivati il Real Ginnasio e le Scuole Tecniche (1864) e fondate due importanti bande musicali, la "Bianca" nel 1879 e la "Rossa" nel 1883, che ottennero vari riconoscimenti internazionali. Deputato del collegio cittadino, dal 1866 al 1875, fu il famoso storico della letteratura Francesco de Sanctis.
Il 23 marzo 1950 i lavoratori di San Severo, all'indomani di uno sciopero generale, insorsero contro le forze di polizia, innalzando barricate e assaltando le armerie e la sede del MSI. Gli scontri causarono un morto e circa quaranta feriti tra civili e militari, e l'esercito occupò coi carri armati le principali vie della città. Nei giorni seguenti, coll'accusa di insurrezione armata contro i poteri dello Stato, furono arrestate centottantaquattro persone, assolte e rilasciate dopo il processo, un anno dopo.
Nel Novecento, in un clima culturale ricco di fermenti, sono vissute a San Severo personalità di rilievo come i poeti Umberto Fraccacreta e Mario Carli, lo scrittore Nino Casiglio e il celebre artista e fumettista Andrea Pazienza. Giovanni Paolo II ha visitato la città il 25 maggio 1987.
Nel 1999 sono stati presentati, presso la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica, due disegni di legge (rispettivamente il 6472 e il 4370) per l'istituzione della provincia di San Severo, comprendente 22 comuni del Tavoliere settentrionale, del Gargano e del Subappennino Dauno.
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